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MONDO DEI SORDI
Inserito il 21.09.2007
Chi è Gennaro Ponticelli ?
Residente a Roma, impiegato nella banca, Ponticelli è un appassionato di arte metafisica e computerizzata Macintosh. Abile nel Trasformare il freddo segnale di un codice binario in una vellutata opera d’arte futuristica che suscita curiosità ed apprezzamenti nel pubblico.
Lo scrittore Giuseppe Rizzato ha detto di lui: “Quelle stesse qualità che si riscontrano in Gennaro Ponticelli, il cui animo appare rovente di passioni quando sulla tela è impresso un gioco di luci davvero impetuoso, mentre si mostra pacato quando la tela offre la visione naturalistica di una serenità, di 12 anni, quando vinse il 2 premio al X Concorso Nazionale “Il pennello d’Argento” a Venezia.
Fonte: Sordionline.com
Per conoscerlo leggi: http://www.storiadeisordi.it/articolo.asp?ENTRY_ID=1201
Per vedere il suo sito personale guarda: http://www.mrgenny.com/index.html
Inserito il 15.09.2007
Come venne fondato l’Ente Nazionale Sordomuti
di Vittorio Ieralla (Fonte: La Settimana del Sordo, 1982)
Nella tarda primavera del 1932 per generosa e coraggiosa iniziativa di Antonio Magarotto convennero a Padova i rappresentanti delle vecchie associazioni italiane dei sordomuti per un Convegno patriottico, religioso e civile.
Fu un avvenimento singolare, storico ed ineguagliabile dato il clima teso che disuniva l’ambiente dei sordomuti italiani dolorosamente ed ingiustamente incompreso.
Non fu quindi facile conciliare nella città del Santo (Sant’Antonio da Padova, n.d.r.) le due schiere di Associazioni diametralmente opposte e cioè la Federazione Italiana delle Associazioni dei sordomuti, presieduta dal sordomuto Giuseppe Enrico Prestini e la Unione Italiana Sordomuti presieduta dall’udente Enrico Vanni.
La generosa idea di Antonio Magarotto superò questa insormontabile barriera facendo affluire a Padova per una manifestazione patriottica e religiosa le due pari che non potevano esimersi dato il clima politico che imperversava negli anni 30.
La prima schiera, quella della Federazione Italiana Sordomuti, era composta dal rappresentanti della Cardano di Milano, della Mutua bolognese, della Patavina di Padova, della San Giusto di Trieste, del Circolo Culturale di Roma, della Palermitana di Palermo e di altre piccole Associazioni appena sorte. La seconda dalla Benefica di Milano, dalla Paolo Basso di Torino, dall’Assarotti di Genova, dalla San Marco di Venezia, la T. Silvestri di Roma, della Spezzina di La Spezia, della Mangioni di Firenze.
Come primo atto ci fu l’omaggio di un cero all’Arca di S.Antonio a nome di tutti i sordomuti d’Italia e tutti si raccolsero in devoto raccoglimento.
Avvenne il miracolo, quando i sordomuti delle due sponde si raccolsero intorno al Santo con animo felice e sereno dimenticando i loro antichi dissapori non voluti da loro e si ritrovarono fratelli tra fratelli, amici tra amici. Fu un attimo meraviglioso che fece presagire buone speranze per un domani migliore.
In un grande salone convennero tutti per discutere sui problemi che da troppo tempo travagliavano la categoria senza trovare una via d’uscita per una unione effettiva e duratura fra tutti i sordomuti italiani.
La foga, la persuasione e la bontà dei propositi per una nuova effettiva associazione nazionale, espressa da Antonio Magarotto con quella vigoria che gli era propria convinse la assemblea ed i maggiori esponenti della categoria dei sordomuti italiani a esporre i loro punti di vista ora positivi ora propri principi e quelli delle proprie associazioni. Ci vollero tre giorni di dialoghi e di scambi di vedute ed i maggiorenti come Antonio Magarotto, Giuseppe Enrico Prestini, Giuseppe Granaglia, Francesco Micheloni, Carlo Comitati, Cesare Silvestri, Ali Vincenzo, Giuseppe Ottonello e per finire i giovanissimi come Giovanni De Carlis, Francesco Rubino, Gino Brocchi e Vittorio Ieralla, furono i protagonisti dei dibattiti e rivendicarono con veemenza il diritto dei sordomuti di autogovernarsi e di unirsi tutti in una sola Associazione di carattere nazionale.
Ci fu un trionfo diremo quasi inaspettato, poiché la parte opposta, quella degli udenti non cedeva facilmente, finché tutti decisero di firmare il famoso Patto di Padova, approvando l’unità di tutti i sordomuti in un Ente solo, riconosciuto dallo Stato, analogamente a quanto in precedenza fu fatto per l’Unione Italiana Ciechi, allora presieduta da Aurelio Nicolodi.
Ci fu un tripudio di gioia per una conclusione lungamente attesa dopo tante lotte, tante amarezze, tante incomprensioni e la più bella battaglia di tutte le generazioni dei sordomuti fu vinta.
In quell’anno nasceva quindi l’Ente Nazionale Sordomuti, che era ed è tuttora la speranza, la garanzia per una vita da un lato piena di difficoltà e di sofferenze, ma dall’altro più umana e più compresa da parte dell’opinione pubblica tutta.
Quel fatidico inizio non fu che il primo periodo della storia del sordomutismo italiano, scintilla di nuove lotte da fare al sordo il giusto posto nel consorzio degli uomini nella pienezza dei suoi diritti e dei suoi doveri.
Nel 1932 ebbe inizio la vita dell’Ente Nazionale Sordomuti i cui sviluppi e la cui crescita fanno parte di un altro capitolo che dura ancora e di cui parleremo più avanti e a lungo.
Fonte: www.storiadeisordi.it
Inserito il 10.09.2007
RAI3 - CHI L'HA VISTO? Storie incredibili: L'uomo era sordomuto
Particolarmente felice, invece, la soluzione di un caso che era cominciato drammaticamente. Il 2 settembre 1998 un uomo era stato trovato per terra privo di conoscenza e in condizioni di grande disagio in una strada di Pavia.
Soccorso da un'ambulanza e portato in ospedale, si capì che l'uomo era sordomuto. Per mesi medici, psichiatri e volontari di una associazione che si era presa cura di lui, cercarono in tutti i modi di scoprire chi fosse e da dove potesse venire. Sembrava un alieno cascato da un pianeta sconosciuto.
Con i suoi gesti disperati faceva intendere di avere dei bambini, di volere a tutti i costi tornare a casa. Ma dove era la sua casa… Finalmente, dopo tre mesi, CHI L'HA VISTO? scoprì, attraverso coraggiose testimonianze, la drammatica realtà che c'era nella vita di quell'uomo.
Era stato rapito in Albania da una organizzazione malavitosa che portava inItalia a mendicare persone con handicap. Un altro che era stato rapito con lui era stato ucciso perché protestava e non portava mai abbastanza soldi. Dopo quel delitto, avvenuto a Milano, il sordomuto, terrorizzato che potessero uccidere anche lui, era scappato da Milano e a piedi, camminando per giorni e notti, era arrivato a Pavia, dove era crollato stremato.
CHI L'HA VISTO? è riuscito a riportarlo a casa dove lo aspettavano una infinità di familiari, i bambini, la madre, la moglie e tanti parenti commossi.
Fonte: Sordionline.com 10.9.2007
Inserito il 06.09.2007
Angela, senza un cognome
ROMA. ANGELICA aveva dodici anni ed era una bella bambina vivace, occhi e capelli nerissimi, aria sfrontata da trasteverina, di famiglia popolana.
Ma Angelica era doppiamente sfortunata. Era sordomuta dalla nascita. Ed era ebrea. Nel 1938, quando il Regime emise le sue infami leggi razziali, che tra le altre cose decretavano l’espulsione dei bambini di religione israelitica dalle scuole del Regno, non ci fu pietà nemmeno per lei. No, nessuna pietà per i più deboli.
Oggi la chiamiamo «banalità del male». All’epoca fu banalità e basta. E così, in ossequio a leggi e circolari, anche gli unici tre alunni ebrei furono inesorabilmente cacciati dall’istituto per sordomuti di Roma: Angelica, Adolfo ed Esterina.
Angelica è ancora viva e abita sempre a Trastevere, vicino alla casa dove è nata, ma non vuole riaprire quella ferita. Troppo doloroso. E’ una piccola triste vicenda oscurata dai drammi della storia, quella di Angelica, che è tornata alla luce tra le pieghe di una mostra tenuta a Roma qualche tempo fa, «A passo di marcia. L’infanzia a Roma tra le due guerre». Con l’occasione, è stata esposta la lettera di un padre disperato, ebreo, che così si rivolgeva al Consiglio della Comunità israelitica romana. «15 dicembre 1938. Ho l’onore di sottoporre alla Vostra alta considerazione quanto segue: i miei figli, Adolfo di anni quattordici ed Esterina di anni undici, e la bambina Angelica di anni quattordici (in verità la bambina era nata nel marzo 1926, ndr) abitante al vicolo del cinque, sono stati espulsi dal Regio Istituto dei sordomuti di Roma, dove compivano la loro istruzione, perché di razza ebraica». Furono una catastrofe, per le famiglie ebraiche, le leggi razziali. Uno choc. Una sorpresa. Una vergogna. Ma anche un drastico peggioramento delle condizioni di vita.
Immaginarsi la disperazione dei genitori di questi piccoli sordomuti. «A seguito di questo grave provvedimento - scriveva ancora il papà di Adolfo e Esterina - ho più volte parlato e fatto parlare al Ministero dell’Educazione Nazionale perché revocasse il provvedimento preso o provvedesse in altro modo all’istruzione di questi poveri sordomuti». Bussò a tutte le porte, il poveretto. Ma figurarsi i gerarchi del Ventennio; pietà l’era morta. E infatti ecco le sconsolate conclusioni dell’uomo: «La risposta fino ad oggi è stata negativa, anche altre numerose vie da me tentate sono riuscite infruttuose».
Il seguito della storia, quasi settant’anni dopo, raccontato in quegli stessi vicoli che all’epoca erano il palcoscenico della Roma popolare e che oggi ospitano per lo più studenti stranieri e giovani professionisti single, la possono narrare solo i famigliari di Angelica. «Nostro padre Anselmo e nostra madre Camilla - racconta la sorella minore - impazzirono per trovare una scuola che accogliesse Angelica. Alla fine, per fortuna, ci fu un istituto di suore che le aprì le porte».
Un dramma nel dramma: la Comunità ebraica si era trovata investita all’improvviso da mille problemi, a malapena riuscì a organizzare dei corsi per i tanti bambini e adolescenti espulsi dalle scuole regolari. D’altra parte aveva a disposizione così tanti professori e laureandi a spasso...
Organizzare corsi speciali per i tre piccoli sordomuti, però, fu impossibile. E per fortuna che s’impietosirono le suore. Nella disgrazia, comunque - e a raccontarlo i famigliari di Angelica ancora rabbrividiscono - questa soluzione fortunosa del convento religioso, dove i tre ragazzini sordomuti poterono proseguire la loro istruzione, qualche anno dopo si rivelò per loro un’occasione di vita. Sì, perché il 16 ottobre del 1943, quando da Berlino arrivò l’ordine di rastrellare gli ebrei romani e di deportarli nei lager, i nazisti si presentarono puntuali anche a vicolo del Cinque a cercare questa famiglia. Andavano a colpo sicuro, i tedeschi, perché avevano in mano gli indirizzi di tutti gli ebrei romani. Un «frutto», chissà quanto inconsapevole, del Censimento razziale che le questure avevano effettuato negli anni precedenti.
Angelica, però, non c’era. Era dalle suore di Monteverde, che avevano già provveduto a cancellare dai registri il suo vero nome e a registrarla con un cognome fittizio. Ovviamente d’insospettabile origine ariana. I tedeschi non trovarono nemmeno i genitori, i quali, sistemata la ragazzina in collegio, e nascosti gli altri due figli da amici, avevano cambiato abitazione. Si salvarono tutti. Ma si poterono riabbracciare solo dopo la Liberazione della città. Angelica, ormai diciottenne, tornò anche lei a Trastevere. Aveva imparato a comunicare con il linguaggio dei sordomuti ed era diventata una bella signorina. La vita riprendeva. Lei volle dimenticare. E perciò, in segno di rispetto, è giusto non scrivere neanche oggi il suo cognome.
Fonte: La Stampa - 17.10.2004
Inserito il 03.09.2007
Personaggi famosi: Alexander Graham Bell
Alexander Graham Bell, inventore e scienziato, nacque a Edimburgo, in Scozia, nel 1847. Il suo interesse per l’acustica lo portò a diventare insegnante per bambini sordomuti. Nel 1870 emigrò in Canada con la sua famiglia e divenne professore di dizione presso la Boston University. Dato il grande successo ottenuto con il suo metodo innovativo di insegnamento, nel 1872 aprì una scuola con il proposito di facilitare l’inserimento in società dei sordomuti. Nel 1877 sposò Mabel Hubbard da cui ebbe 4 figli. Bell non fu il solo a contribuire all’invenzione del telefono, ma fu il primo che riuscì a rendere udibile una conversazione attraverso il ricevitore. Oltre alle telecomunicazioni, Bell mostrò un grande interesse per l’aviazione e fondò un gruppo per la progettazione e sperimentazione di aliscafi. Dal 1919 le sue condizioni di salute peggiorarono per l’avanzare del diabete, e morì nel 1922 a causa delle complicazioni dovute a questa malattia. Fonte: http://www.progettodiabete.org/
Inserito il 30.08.2007
Tipi di sordità
Per udire normalmente l'intero apparato uditivo deve essere integro.
La sordità è stata suddivisa in quattro livelli in relazione alla perdita uditiva espressa in decibel:
LIEVE (con soglia tra 20 e 40 decibel)
MEDIA (con soglia tra 40 e 70 decibel)
GRAVE (con soglia tra 70 e 90 decibel)
PROFONDA (con soglia uguale o superiore a 90 decibel).
(La classificazione proviene dal Bureau Internationale d'Audiophpnologie.)
Nelle sordità gravi e profonde non c'è percezione della voce, neppure se si parla vicini e a voce molto alta, mentre è possibile la percezione delle vibrazioni per contatto corporeo o per risonanza e delle frequenze più basse (40-80 hz) o più alte (250-500 hz).
Inserito il 30.08.2007
Marconi, la cucina romana... in un ciak
Municipio XV - Pochi tavoli, film proiettati durante la cena e scelti dal primo cliente che prenota. Il ristorante offre anche un servizio per i clienti sordomuti: possono ordinare a un cameriere che parla la Lis
Non un attempato 'Buon Appetito', ma un assai più cool 'Ciak si mangia!', azzeccato soprattutto in questo locale nel quartiere Marconi, Municipio XV, che nasce dall'unione delle due passioni del proprietario Andrea Migliotti: la ristorazione e il cinema.
Inaugurato nel luglio 2005, il ristorante è immediatamente arrivato agli onori della cronaca per il servizio che offre alla popolazione sordomuta: la possibilità di prenotare via computer (ricevendo un sms di risposta) e di ordinare il cibo attraverso la lingua internazionale dei segni, parlata da una cameriera in sala la sera del lunedì, "ma se ho prenotazioni consistenti lavora anche in altri giorni".
L'idea ad Andrea, 33enne romano con un passato nella ristorazione e nel catering, è venuta andando a cena con un amico sordomuto e l'ha messa in pratica perché facilissima da realizzare: "Bastava un dts, telefono speciale per non udenti e un pc; per il personale non ho avuto problemi, il giorno del colloquio si sono presentate circa 100 persone disoccupate in grado di parlare la Lis".
E così il sogno si è realizzato, con l'appoggio del sindaco Veltroni, di Laura Santarelli, traduttrice del Tg1, e dello chef Vissani, che "in occasione dell'inaugurazione ci dedicò un piatto speciale, i 'tagliolini alle capesante'", ricorda Andrea.
Ma il ristorante non è pensato solo a misura di non udente ("altrimenti si corre il rischio di ghettizzarli", precisa Migliotti), bensì a uso e consumo di cinefilo: il primo a prenotare potrà scegliere il film che verrà trasmesso durante la cena (ce ne sono 480 disponibiili, compresi titoli per bambini quali 'Cars' e 'L'era glaciale'): "Quelli che vanno di più sono le pellicole di Alberto Sordi e di Verdone, forse anche per l'atmosfera romana che facciamo respirare a partire dai piatti, perché la vera cucina della Capitale non si gusta solo a Testaccio".
Un indirizzo diverso, dunque, in cui può capitare anche di sedere vicino a qualche vip che di 'Ciak si mangia!' apprezza particolarmente la tranquillità e l'aria da cinematografo: "Ma non facciamo nomi - si affretta a dire Andrea - altrimenti non vengono più!".
Oltre ai sordomuti l'attenzione va ai bambini figli di separati: "Ho in mente un progetto da realizzare la prossima primavera - spiega - il sabato e la domenica a pranzo una famiglia di 4 persone potrà mangiare spendendo in tutto 20 euro scegliendo un menu fisso".
Un'altra bella iniziativa ideata per dare un po' di respiro alle nuove famiglie 'allargate' che troppo spesso hanno difficoltà, se non altro economica, a ritrovarsi intorno a un tavolo.
Ciak si mangia! Via Oderisi da Gubbio, 239
333.7222888
Prenotazione obbligatoria - chiuso il martedì
Fonte: http://www.chiamaroma.it/ 10.2.2007
Inserito il 25.08.2007
Dispositivi tecnologici per i sordi
ROBOT CHE TRADUCE IL LINGUAGGIO DEI SEGNI
Arriva dal Giappone la prima versione sperimentale di una mano robotica che trasforma input vocali in gesti comprensibili dagli audiolesi. Un braccio metallico di ottanta centimetri ed un cervello elettronico in grado di tradurre il giapponese in linguaggio segnico: si tratta del nuovo automa messo a punto dalla comunità scientifica giapponese, presentato dal dipartimento scolastico della prefettura di Fukuoka. La macchina, nata dal sogno di due appassionati di robotica, è il primo prototipo di un sistema automatico per facilitare la comunicazione tra bambini affetti da problemi auditivi. Partorito dalle geniali menti di Keita Matsuo e Hirotsugu Sakai, entrambe insegnanti elementari, il robot in alluminio capisce circa 50 suoni differenti. Naturalmente, il progetto è soltanto all'inizio del suo sviluppo: attualmente, la macchina riesce a tradurre con successo soltanto una dozzina di frasi semplici. Equipaggiata con una serie di micromotori, la mano artificiale dell'automa articola con scaltrezza le parole, seguendo in modo preciso i suoni di un interlocutore. L'obiettivo è di raggiungere un alto livello di efficacia, capace di rendere la macchina particolarmente utile in tutte le strutture pubbliche.
Fonte:http://punto-informatico.it/
TRADUTTORE PORTATILE PER NON UDENTI
Il traduttore portatile per non udenti (Blue Sign Translator) è un dispositivo che traduce i messaggi scritti nei messaggi dei segni. Il traduttore può rivelarsi uno strumento irrinunciabile in situazioni come riunioni e conferenze, ricezione messaggi televisivi ed una moltitudine di altre necessità. Il sistema è stato realizzato grazie all’Università di Siena. I ricercatori del dipartimento di Ingegneria dell’ateneo toscano, in collaborazione con l’Aies (Associazione Italiana Educatori dei Sordi), hanno sviluppato un software (prototipo) "Blue Sign Translator appunto" che può essere adattato per l'utilizzo in palmari e cellulari. Il software, consente di inviare sul palmare un sms che viene tradotto sullo schermo sotto forma di un personaggio completamente virtuale che trasforma i messaggi scritti in gesti e movimenti del linguaggio italiano dei segni. Il prototipo è stato sviluppato grazie al finanziamento della Fondazione Monte dei Paschi e realizzato dai docenti Roberto Giorgi, Sandro Bartolini e Enrico Martinelli che hanno lavorato con un team di ingegneri e dottorandi.
DISPOSITIVO TELEFONICO PER SORDOMUTI
Il D.T.S (dispositivo telefonico per sordomuti) è un dispositivo tecnologico dotato di un apposita tastiera e di display che consente di potere effettuare l'invio e la ricezione di messaggi di teso (SMS) tramite la rete telefonica. In tal senso, la Regione Lombardia ha dato il via ad un progetto sperimentale denominato “Comunicare è vivere: Equotel” (Equal Opportunities in Telecommunications), con l’obiettivo di permettere ai sordomuti di essere in grado di connettersi in ogni specifica situazione (luogo e contesto sociale), beneficiando di qualsiasi mezzo di comunicazione disponibile in quel determinato momento (posta elettronica, videotelefono, sms, chat, dts, fax) ed essere messi in grado di potere utilizzare il linguaggio dei segni tramite l’ausilio di una videoconferenza. La sperimentazione è condotta dall’Ente nazionale sordomuti di Milano.
EASY CONTACT
EASY CONTACT è un servizio di Telesoccorso che viene fornito da una Azienda TORINESE che si occupa di :progettazione e sviluppo di soluzioni all’avanguardia nel campo degli SMS, MMS, WAP e VIDEO STREAMING su terminali mobili. EASY CONTACT offre la possibilità di comunicare (in caso di emergenza) attraverso l'invio di messaggi (SMS) verso l' "unique number" dedicato e collegato con la piattaforma EASY CONTACT, tramite la quale il call center elabora la chiamata, comunicando ai numeri di competenza (112, 113, 115, 116, 118) le necessità incombenti segnalate. Il servizio per le chiamate di emergenza è attivo 24 ore su 24. Il sistema consente inoltre di inviare richieste a mezzo SMS relative ai seguenti servizi:
Chiamare un taxi
Prenotare un ristorante e/o un albergo
Prenotare una visita medica
Avvisare di un ritardo e/o di un'assenza a scuola o al lavoro
Richiedere informazioni di carattere generico.
Il servizio è attivo dalle ore 8.00 alle ore 20.00. Per qualsiasi comunicazione il sistema invia subito al mittente un messaggio SMS di avvenuta gestione della richiesta.
TELEPARK
Il sistema TELEPARK consente ai SORDOMUTI di lasciare la propria auto in sosta gestendo tutti i disbrighi fiscali (sosta, pagamento, tariffa) tramite il servizio SMS del proprio telefono cellulare. Per eseguire l'intera procedura sarà sufficiente inviare un SMS con l’indicazione della lettera I (maiuscolo) seguita dal codice dell’area di parcheggio riportato sulla segnaletica ed attendere il messaggio di avvenuta attivazione della sosta; alla fine del periodo di parcheggio, si invia un nuovo SMS stavolta con la lettera F (maiuscolo) e si attende la ricezione di un messaggio di risposta con la dicitura “sosta terminata”, il tutto con l’addebito sulla “parkcard” della relativa tariffa. Naturalmente il servizio appena descritto, per poter essere esecutivo in tutta Italia, dovrà essere acquisito da tute le Regioni.
Fonte: http://www.unamanoperchinonsente.it
Inserito il 19.08.2007
Giovane sordomuto in fuga ritrovato su un Tir in A1
di Giuseppe Braga (Resto del Carlino)
Marcello Aiello, tredici anni, un casco di riccioli biondi sotto i quali brillano occhi furbetti e un sorriso stregato.
La sua avventura lontano da casa è durata una settimana e si è conclusa ieri pomeriggio, quando i genitori lo hanno riportato a Monza (dove abita). Qualche ora prima si erano incontrati alla <> di Via Torleone, 10: qui il ragazzo era stato <> in attesa di identificazione. Era stato trovato in un'area di servizio dell'A1 dalla polizia stradale: il resto lo hanno fatto mamma e papà, la trasmissione televisione <> e un perspicace funzionario della Questura. Un dedalo con lieto fine.
Il ragazzo, che è sordomuto e ha qualche problema di adattamento, era scappato da casa lunedì scorso, non si sa perché. Figlio di un camionista emigrato in Brasile trent'anni prima, Rosarion Aiello di 39 anni, e di Irene Lopes, 38 anni, casalinga, brasiliana, era tornato con la famiglia in Italia da un paio d'anni, stabilendosi a San Rocco, un frazione di Monza, in Via Nazario Sauro, 24.
Domenica notte Marcello sparisce dalla sua cameretta, dopo una serata in apparenza tranquilla: un bagno insieme con il fratello e poi a letto. Viene trovato nella serata di lunedì da una pattuglia della polizia stradale di Pian del Voglio in un'area di servizio dell'A1 al chilometro 244, nei pressi di Roncobilaccio, incredibilmente al volante di un Tir fermo nel parcheggio. Come sia arrivato fin lì è un mistero. Forse gli è stato dato un passaggio, forse è salito sul camion per ripararsi dal freddo, o per la passione dei motori che ha da sempre (come testimonia il giubbotto <> delle scuderie di Formula Uno). Vederlo così, in cabina, fa pensare che guidasse lui. Ma pare sperduto, e gli agenti lo portano a Bologna, dove viene affidato al centro di prima accoglienza di Via del Pratello. Marcello non può parlare, identificarlo è un problema. Viene trasferito alla Casa dell'amicizia gestita da don Vittorio Matteo (dove lega subito con tutti, bambini ospiti, obbiettori di coscienza e operatori, che lo trovano simpaticissimo). Sulle prime si pensa che sia slavo, e la pratica che lo riguarda viene passata all'ufficio stranieri della Questura, anche se poi si scopre che potendo sentire alcuni rumori, in qualche modo capisce l'italiano. Nel frattempo i genitori si rivolgono venerdì sera a <>.
Nel corso della trasmissione vengono esposti cartelloni con le poche frasi che il bimbo può leggere, <>, scene di videogiochi di cui è appassionato e di cui sa distinguere il suono. L'ispettore che aveva trattato il caso per l'ufficio stranieri, Giacomo Beltramo, si accorge della somiglianza e allerta la Questura, che si mette in contatto con la Casa dell'amicizia dove anche qualcun altro, fra gli operatori, davanti alla tivù ha capito che si tratta della stessa persona: <>, ha raccontato l'ispettore. parte una telefonata allo studio televisivo: un confronto con le fotografie e il mistero è risolto.
I genitori sono arrivati in mattinata a Bologna, e dopo un colloquio con il sostituto procuratore del tribunale dei minori Colonna hanno potuto riabbracciare il figlio nel primo pomeriggio di ieri <>, ha fatto laconico e commosso Rosario Aiello, che non ha voluto aggiungere altro ed è sfrecciato verso l'autostrada a bordo dell'Alfa 33 che ha riportato tutti a casa.
Inserito il 10.08.2007
Giovane sordomuto aspetta per 5 giorni il papà annegato
(R.d.C. 12 luglio 1994)
Rovigo - Un ragazzo sordomuto di 16 anni, Renato Olivieri, per cinque giorni è rimasto solo in una tenda, girovagando e cercando il padre annegato nell'Adige alcuni giorni prima. Il dramma è accaduto a Rosolina Mare nei pressi della darsena di Porto Fossone, a pochi metri da una spiaggetta dove si fermano turistici e pescatori. I due erano appena giunti in quel posto dalla provincia di Verona per le vacanze.
All'inizio della settimana la tragedia: il padre si allontana dalla tenda per andare a pescare e non torna.
Forse per un malore cade in acqua e annega. La corrente lo trascina verso l'Adriatico. Lo trovano mercoledì i gestori della darsena avvisati da un pescatore che ha dato l'allarme.
Vengono avvisati i carabinieri e i vigili del fuoco che riportano a riva il corpo dell'uomo. Inizialmente non viene riconosciuto: indossa solo gli slip ed è nudo. Sabato la sorella Gloria riceve una telefonata a casa. Si precipita a Rosolina dai carabinieri e riconosce il fratello: è Salvatore Olivieri, un infermiere di 47 anni che lavorava all'ospedale Nogara e vive separato col figlio handicappato.
La storia e l'angoscia di quei quattro giorni è difficile da raccontare e piena di misteri.
Il figlio in preda all'ansia e con la sua difficoltà di comunicazione, prima è andato in riva al fiume dove pare abbia trovato il portafogli del padre. Poi ha atteso il suo ritorno aggirandosi nei dintorni con la foto del genitore. Ma la gente non capiva la sua espressione, i suoi strani suoni gutturali. Forse lo hanno scambiato per un malato di mente, o semplicemente non avevano voglia di perder tempo. Così sono passati le ore e i giorni. Il ragazzo dormiva in tenda e si nutriva di panini, frastornato dal suo handicap e dal dolore della scomparsa della persona cara. La zia Gloria racconta che il nipote avrebbe tentato inutilmente e con difficoltà comprensibili di far capire la tragedia che stava vivendo, ma inutilmente. Solo sabato una barista avrebbe letto il biglietto scritto dal giovane nel quale era segnato il numero telefonico della zia. Così, una dipendente di un altro bar avrebbe telefonato a casa dei parenti e dato l'allarme.
Inseriti il 25.5.2007
Libro: «Nel mondo silente – in diretta con vignetta»
Recensione
di Marco Luè
l noto caricaturista sordo Pietro Bordoni ha dato alle stampe presso le Edizioni Cantagalli e per la Collana dell’Istituto Tommaso Pendola di Siena, una raccolta di disegni umoristici e satirici da lui creati a partire dagli anni Cinquanta, in parte destinati ai lettori della «Settimana del Sordomuto» e ad altri giornali “di sordi e per sordi”, come «Voci Silenzi Pensieri», «Il Sordudente» e «Voce della Sicilia Silenziosa», ma ha pure realizzato diversi disegni per testate note anche agli udenti, come «La Domenica del Corriere», il «Corriere dei Piccoli» ed altri giornali.
Nato a Pavia nel 1920, sordo profondo dalla nascita, Pietro Bordoni risiede a Marnate. Sin da bambino, egli aveva mostrato inclinazione per il disegno e, dopo la licenza di scuola elementare, conseguita in una scuola pubblica al tempo in cui i sordi erano in pratica obbligati a frequentare solo scuole speciali, s’iscrisse prima alla Suola di Pittura di Pavia e poi all’Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano, dove nel 1941 ottenne la Maturità artistica, e con quel diploma e soprattutto con le sue doti naturali poté occuparsi come bozzettista di figurini e scenografie presso la celebre Compagnia di Marionette «Giacomo Colla», poi fu disegnatore pubblicitario alla «Necchi», quindi alle «Edizioni Mondiali» di Milano, come impaginatore di diversi albi per ragazzi, tra cui gli albi di Tarzan, e poi innumerevoli sono state le collaborazioni di Bordoni a diverse testate e ha ricevuto molti riconoscimenti e premi.
A 83 anni, Bordoni non ha per niente esaurito la sua arguzia di caricaturista, e ancora la sua mano sicura traccia vignette che spaccano letteralmente le pietre dell’omertà e dell’indifferenza verso i sordi, di cui anche lui è membro e si compiace di rappresentare le situazioni paradossali in cui si può trovare chi non ode.
Il libro raccoglie 130 vignette suddivise in 12 «capitoli»: 1) “lingua”, 2) “Malintesi e punti di vista”, 3) “La burocrazia e la politica”, 4) “La tecnica”, 5) “Le belle invenzioni”, 6 “Situazioni”, 7) "I furbi”, 8) “Televisione, musica e teatro”, 9) “I miti e la storia”, 10) “Gli animali”, 11) “Ritratti e persone”, 12) “I giornali dei sordi”, dove già dai titoli si può intravedere, oltre alla gran varietà degli argomenti trattati dal Bordoni, anche la sottigliezza e il brio della sua cultura caricaturale.
Una caratteristica di Bordoni, sta nel rappresentare i sordomuti “con la lingua fuori della bocca”, ed in una vignetta ne spiega implicitamente il motivo: «...per far capire a tutti che sono parlanti...». L’arguzia di Bordoni si manifesta sempre; due cicogne portano due neonati sordi ed uno di questi chiede all’altro bebè: «Tu diventerai oralista oppure segnante?», ma basta così: ora tutti avranno il desiderio di rivedere i disegni di Pietro Bordoni che già avranno apprezzato singolarmente, ma che rivedere raccolti in un libro, uno dopo l’altro e in più per capitoli, rassomiglia ad un romanzo molto intrigante.
Fonte: http://www.storiadeisordi.it/
IL RACCONTO DI UNA RAGAZZA UDENTE...
Sono veramente stufa di questi maledetti impianti! Sono una ragazza udente, e studio scienze del linguaggio e lingua dei segni italiana all'Univesità di Venezia...devo dire che la mia rabbia cresce sempre di più, quando sento e leggo testimonianze di persone sorde impiantate. Credo che sia un'operazione inutile, costosa e rischiosa. Spesso i genitori udenti ROVINANO la vita del figlio sordo, ora Basta! Ognuno ha il diritto di scegliere per la propria vita e non è giusto che ad un bambino sordo gli venga negata la libertà di decidere. Giustament e un impianto costa 50.000 euro, ed è ovvio che i medici facciano vedere solo un lato della faccenda. Ma chi dice alle famiglie il pericolo che incontrano con l'impianto? Chi dice loro: è raro che un impianto funzioni?
Il bambino potrebbe manifestare problemi fisici se non mentali?
Perchè negare al bambino di conoscere la sua lingua (quella dei segni), la sua cultura e la sua storia?
Per una volta vorrei che fossimo noi udenti costretti a imparare la LIS, a farci un impianto cocleare per diventar sordi....ma non sarebbe MAI, al pari del dolore che noi udenti(non tutti ovviamente), provochiamo ai sordi. Le lingue dei segni sono riconosciute lingue in tutto il mondo. Perchè in italia si è arrivati solo ora? In America c'è un'intera Università per sordi. Qui non c'è neppure un asilo! Solo pochi Istituti. Dovrebbero abolire l'impianto, è come fosse una tortura! Preferisco le protesi, almeno quelle si possono levare, se non funzionano! Una volta fatto l'impianto, funzionante o no, non si torna più indietro! Prego veramente, chi ne sa più di me, di fare vera informazione, e prego tutti i sordi di pensarci tantissimo prima di operarsi. Avete il vantaggio del bilinguismo, una lingue e una cultura bellissima...perchè volete rovinar tutto per assomigliare a noi udenti?
Il contributo di Marta
Inserito il 18.5.2007
Tabella storica dell'indennità di comunicazione
Autore: Franco Zatini (a cura di) - Codice: 032NS/2007
Legge 21 novembre 1988, n. 508. Norme integrative in materia di assistenza economica agli invalidi civili, ai ciechi civili ed ai sordomuti. Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 25 novembre 1988, n. 277.
Art. 4 - Istituzione, misura e periodicità di una indennità di comunicazione in favore dei sordi prelinguali
1. A decorrere dal 1° gennaio 1988, ai sordomuti come definiti nel secondo comma dell'articolo 1 della legge 26 maggio 1970, n. 381, è concessa una indennità di comunicazione non reversibile, al solo titolo della minorazione, dell'importo di L. 200.000 mensili per dodici mensilità.
2. Detta indennità sarà corrisposta d'ufficio ai sordomuti titolari dell'assegno mensile dì cui alla legge 26 maggio 1970, n. 381, trasformato in pensione non reversibile dall'articolo 14-septies del decreto-legge, 30 dicembre 1979, n. 663, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 febbraio 1980, n. 33, e a domanda negli altri casi con decorrenza dal primo mese successivo alla data di presentazione della domanda stessa.
3. Per gli anni successivi, l'adeguamento automatico della indennità di cui al comma 1 sarà calcolato, sulla base degli importi sopra indicati, con le modalità previste al comma 2 dell'articolo 1 della legge 6 ottobre 1986, n. 656.
Ecco la tabella storica degli importi dell'indennità di comunicazione:
Anno Importo mensile Note
1988 £ 200.000 *
1989 £ 213.200 **
1990 £ 239.200 ***
1991 £ 252.200
1992 £ 268.880
1993 £ 286.000
1994 £ 292.300
1995 £ 299.720
1996 £ 304.720
1997 £ 311.780
1998 £ 318.660
1999 £ 324.400
2000 £ 329.940
2001 £ 334.100
2002 € 174,35
2003 € 217,66
2004 € 220,18
2005 € 223,38
2006 € 226,53
2007 € 229,64
* per i titolari dell'assegno mensile ai sensi della Legge 381/70
** per coloro che presentano la domanda dell'indennità di comunicazione ai sensi della sopracitata Legge.
*** compreso l'aumento di £ 15.000 mensili oltre all'adeguamento automatico (art.4 - lettera d) - della Legge 11.10.1990, n.289)
Fonte: http://www.storiadeisordi.it/
Inserito l' 11.5.2007
Per udire normalmente l'intero apparato uditivo deve essere integro.
La sordità è stata suddivisa in quattro livelli in relazione alla perdita uditiva espressa in decibel:
LIEVE (con soglia tra 20 e 40 decibel)
MEDIA (con soglia tra 40 e 70 decibel)
GRAVE (con soglia tra 70 e 90 decibel)
PROFONDA (con soglia uguale o superiore a 90 decibel).
(La classificazione proviene dal Bureau Internationale d'Audiophpnologie.)
Nelle sordità gravi e profonde non c'è percezione della voce, neppure se si parla vicini e a voce molto alta, mentre è possibile la percezione delle vibrazioni per contatto corporeo o per risonanza e delle frequenze più basse (40-80 hz) o più alte (250-500 hz).
Fonte:
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